Elezioni Repubblica d'Irlanda: la Brexit diventa Breakit?

Elezioni Repubblica d’Irlanda: la Brexit diventa Breakit?

Spinta unionista che scuote anche l’Irlanda del Nord

Che la Brexit abbia un connotato prettamente politico-sovranista è risaputo. Basti pensare alla superficialità con la quale Boris Johnson guarda alla stipula degli accordi economici che dovrebbero essere sanciti tra soli 10 mesi. Se si pensa che gli accordi col Canada, molto meno sensibili che quelli tra UK e Europa, hanno richiesto 8 anni di trattativa, si ha già una misura. Senza contare che tra 10 mesi i controlli doganali sulla circolazione delle merci influenzeranno non poco i mercati internazionali. Ma quanto si sta verificando oltremanica esula dalle questioni squisitamente economiche.

Le elezioni svolte in Eire, Repubblica d’Irlanda, quella, per intenderci che non fa parte del Regno Unito, hanno scoperchiato una fucina di malumori che stanno covando.

Il partito più votato, ma che in virtù della legge elettorale avrà un seggio in meno del partito giunto secondo, è stato il Sinn Féin. Si tratta del partito nazionalista di sinistra che in tempi trascorsi era il braccio politico dell’Ira.

Esito del voto

La composizione del nuovo parlamento della Repubblica d’Irlanda non consentirà la formazione di un nuovo governo, se non attraverso accordi trasversali.

Il Sinn Féin conterà 37 deputati, mentre il partito tradizionale del Centro Destra, il Fianna Fàil ne avrà 38. Segue a ruota il Fine Gael, partito di Centro Sinistra ne disporrà di 35. Gli altri seggi sono così distribuiti: Verdi 12 seggi, laburisti e socialdemocratici 6, all’alleanza tra i due partiti di sinistra Solidarity e People Before Profit 1 seggio, e infine altri 21 seggi andranno a partiti indipendenti.

Ma il dato importante è quello che emerge dai contraccolpi

La sfida elettorale ha dato però forza alle mire indipendentistiche dei paesi che compongono il Regno Unito. Si è scoperto infatti che il 75% degli elettori dell’intera Irlanda, quindi compresi i sudditi di Sua Maestà nell’Irlanda del Nord, sono per il 75% favorevoli all’unificazione dell’isola.

Questo moto indipendententista si aggiunge a quello scozzese, dove chi vorrebbe staccarsi da UK rappresenta il 50%. Nel frattempo anche il Galles, seppure in tono decisamente minore, vede nascere al suo interno una significativa presenza di gruppi che anelano all’indipendenza.

In questo scacchiere ha giocato non poco la decisione inglese di staccarsi dalla comunità europea. E se in Scozia esiste una sorta di guinzaglio dato dalla dipendenza economica degli scambi con l’Inghilterra, in Irlanda, che per gran parte è già indipendente e europeista, questo freno non esiste.

Il futuro

È difficile da interpretare, anche perché gli effetti benefici della Brexit, che erano previsti e prevedibili, stanno per esaurirsi. L’incertezza del domani inizia già a farsi breccia. E gli stati che compongono l’unione iniziano quindi a verificarsi al proprio interno.

 

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